CONSIDERAZIONI DIDATTICHE DEL PROF. GIOVANNI PAPACCIO 

Ciò che mi ha spinto a creare questo gruppo è stata la passione per la storia, innegabilmente alimentata dalla mia passione modellistica. Da quando svolgo la professione di insegnante ho sempre cercato di capire quanti allievi fossero ancora interessati a questo antico gioco del modellismo: in effetti mi rincuorava non poco vedere ogni anno qualche mano alzarsi alla mia domanda specifica. Un giorno, vista la grande disponibilità e una certa propensione all’avventura della dirigenza dell’istituto, mi sono lanciato e la risposta dei ragazzi è stata entusiastica. Fin da subito mi sono detto: modellismo vero! 

I ragazzi utilizzano cutter, lime, collanti, colori, solventi e tutto ciò che necessita il modellismo del principiante. Credo infatti che sia indispensabile che apprendano le precauzione d’uso e non che gli si eviti il contatto, per evitare grattacapi… quindi occupare un po’ di tempo nello spiegare l’uso di attrezzi e sostanze, monitorandone l’uso, ma senza scorciatoie quali pezzi pretagliati, ad incastro o simili. Secondo principio è libertà! Non esistono modellismi di prima o seconda categoria: esistono modelli, aerei, carri, camion, fantasmi, draghi, mostri, qualsiasi cosa che ti affascina, che vuoi capire come è fatto, che vorresti guidare, che vorresti cavalcare, che non vorresti mai incontrare.. Insomma esistono pezzi di plastica da incollare e a cui dare vita con i colori e l’ambientazione, senza frontiere e senza pregiudizi. Semmai sia compito mio chiarire cosa esiste o cosa è frutto della fantasia. Credo che un dodicenne, un adolescente, abbia voglia di scoprire di sperimentare, quindi ritengo giusto che possa scegliere qualsiasi soggetto, al di là del suo valore storico: quello che cerco è di accendere o meglio rinfocolare un interesse che possa poi un domani trasformarsi in passione. Questo vuol dire che si deve anche essere disposti a soffrire, modellisticamente parlando: non nascondiamoci che i modelli non sono perfetti: non è la perfezione che cerco, ma la tensione ad essa, o perlomeno qualcosa che ci assomigli… Questo non vuol dire che i ragazzi facciano tanto per fare: ho tentato, e sto ancora tentando di redigere una sorta di didattica al montaggio, in fasi successive e logiche, e forse un giorno ci arriverò. Ma è necessario tenere conto di una cosa: il ragazzo ha voglia di costruire, ha voglia di incollare, ha voglia di vedere il suo modello finito o pseudo tale; quindi il tuo intervento didattico dovrà tener conto che deve insegnare un’azione, una tecnica, che è già sorpassata dai fatti e che, si spera, il ragazzo potrà applicare sul modello successivo. Il modello successivo: non ricordavo a che velocità si costruisce a questa età! Dovrei avere l’armadio pieno di scatole per riuscire a star dietro ai loro ritmi di produzione. Sinceramente credo sia anche giusto da parte loro farsi prendere da questo entusiasmo costruttivo, credo rientri nella necessità di sperimentare. 

Più difficile invece farli appassionare alla letture di riviste del settore. La nostra biblioteca comprende qualche collezione di riviste (Tutto Modellismo, Model Time, Mezzi Corazzati, Modellismo e Kit, Ali in miniatura, AirKit, cataloghi vari) mie o che ci sono state donate da un modellista milanese che ha subito creduto in noi. I ragazzi possono prendere le riviste e i cataloghi in prestito secondo le indicazioni di uno di loro con funzione di bibliotecario. In questi giorni ho contattato la redazione di un noto bimestrale del settore che ha avviato una interessante iniziativa di redazione juniores; questo permette inoltre un diretto collegamento con le materie di studio che insegno. Sarà infatti possibile proporre ai ragazzi la redazione di articoli, cronache, relazioni che potranno, se ben realizzati, essere realmente pubblicati in una rivista a diffusione nazionale. 

Per concludere un accenno al collegamento con la storia: prima ho affermato che i ragazzi devono sentirsi liberi di poter costruire quanto desiderano, anche di genere fantastico. Confermo ciò, in quanto non considero questa scelta del ragazzo un impedimento per comprendere anche ciò che è avvenuto nella realtà: ciò che costruicono i compagni, ciò che vede nelle uscite, lo stimola ad interessarsi, a porsi domande, a tentare risposte, a volte ad approfondire in maniera autonoma gli argomenti con i quali è venuto in contatto. Anche il semplice gesto di sfogliare un catalogo gli fa scattare interessi e domande: l’importante è che ci sia qualcuno in grado di dargli delle risposte il più possibile corrette. Ad una mostra una volta è stato esposto un cartello che recitava più o meno così: REGALA UNA KIT A TUO FIGLIO, IMPROVVISAMENTE SCOPRIRA’ DI AVERE LE MANI! Credo sia verissimo. Ma credo anche che quei ragazzi che tante volte guardiamo con sospetto e disillusione, considerandoli un generazione virtuale, tutta cellulare e videogames, nascondano invece dei ragazzini normali, almeno normali quanto ci sentivamo noi, che aspettano solo di far emergere le loro capacità e le loro abilità manuali. In fondo è bastato poco: una chiamata a raccolta e loro hanno risposto entusiasti. E ogni giovedì sono lì, in venti che incollano, pitturano, costruiscono… e vi assicuro che è un bel vedere!