La storia dell'ISTITUTO "BERNA" è legata alla figura carismatica del Santo DON LUIGI ORIONE, che ha preso a cuore il progetto di due fratelli, Pietro e Maria Berna, desiderosi a loro volta di aiutare i giovani orfani del dopoguerra. Di seguito è possibile leggere la storia del Santo, le complesse vicende legate alla realizzazione dell'Istituto e la storia dei due fratelli promotori di tale opera.


LA STORIA DI SAN LUIGI ORIONE

Originario dell'alessandrino, il giovane Don Orione trovò nell'ambiente familiare povero e di profonde convinzioni religiose gli stimoli più immediati e decisivi alla sua vocazione. Fin dai tempi del seminario e nei primi anni di sacerdozio coltivò una speciale dedizione per i fanciulli orfani, abbandonati a una vita di stenti soprattutto nelle campagne. Si prodigò poi nel mondo della scuola, sempre attento alle problematiche giovanili e alle questioni educative. Uomo buono e sorridente, di forti passioni, sentiva bruciare su di sé l'umiliazione della povertà subita da tanti giovani conosciuti, amati e sostenuti nella lunga attività sacerdotale.

Il sacerdote Luigi Orione (oggi San Luigi Orione, essendo stato proclamato santo da Giovanni Paolo II° il 16 maggio 2004) era uomo di forte e sicura fede e di grande carità. Ancora chierico aveva fondato una Congregazione religiosa col fine di "Instaurare omnia in Christo" partendo dall'educazione della gioventù meno fortunata. Si distinse particolarmente nell'assistenza agli orfani dei due grandi terremoti di Messina nel 1908 e di Avezzano nel 1915, si recò due volte in America del Sud dove fondò numerose scuole e case di accoglienza per ragazzi orfani, per disabili e per anziani. 

Fiducioso nella Divina Provvidenza che sempre lo assistette con particolari e straordinari interventi, portò a termine grandi opere di bene. Morì improvvisamente nel 1940, stroncato dalle fatiche e invocando per tre volte il nome di Gesù.


LA STORIA DELLA FONDAZIONE DELL'ISTITUTO

Don Orione era già molto impegnato nel Veneto per aver accettato la direzione degli Istituti Manin ed Artigianelli in Venezia, tuttavia non seppe rifiutare il suo aiuto a una iniziativa a favore di poveri figli del popolo. Quindi, dopo aver visitato la proprietà che doveva diventare sede dell'Istituto ed aver valutato le effettive necessità dell'ambiente, accettò di farsi carico dell'impresa affidandone la realizzazione al suo vicario don Carlo Sterpi, coadiuvato da tre giovani chierici della sua Congregazione. Il 13 giugno 1921 l'Istituto veniva ufficialmente inaugurato con la benedizione del Vescovo di Treviso, il Beato Andrea Giacinto Longhin, alla presenza di Don Orione, Don Sterpi della signorina Berna e delle autorità del luogo. L'Istituto venne posto sotto la protezione di un santo veneto, San Gateano Thiene, educatore e formatore di giovani.


All'inizio dell'attività i ragazzi accolti nell'Istituto furono avviati alle scuole pubbliche ed all'apprendimento di un mestiere presso officine artigianali situati nelle vicinanze dell'Istituto, ma dopo qualche anno, su iniziativa del nuovo direttore don Enrico Bariani, si preferì attrezzare quali laboratori alcuni ambienti della barchessa adiacente alla villa Berna e si diede origine a corsi di formazione professionale.

Il 24 giugno 1924 la signorina Berna che con la sua presenza e la sua preghiera aveva accompagnato la nascita e la crescita dell'Istituto, si spense serenamente, avendo visto la realizzazione del desiderio del fratello in un'opera che cresceva velocemente e si stava dimostrando veramente utile alla gioventù bisognosa di aiuto. Don Bariani ampliò l'edificio dotandolo di refettorio, aule e camerate e dell'impianto di riscaldamento. Soprattutto curò che la comunità dei giovani e dei loro educatori vivesse uno spirito di famiglia, secondo le indicazioni del sistema orionino chiamato cristiano-paterno. Egli era stato tenente degli alpini durante la guerra ed aveva combattuto nelle battaglie sul monte Ortigara. Nascondeva un carattere sensibile e generoso mostrando apparenze di persona severa, a volte burbera; attivo e intraprendente, inserì nell'attività educativa uno spirito sportivo che animasse la vita dei giovani. Sulla scia di altre istituzioni similari, diede spazio alla formazione atletica dei ragazzi più grandi, chiamando in aiuto anche qualche sportivo di fama e favorì la nascita di una squadra di calcio che partecipò con molto onore ai campionati giovanili locali. Al termine di ogni anno scolastico iniziò la tradizione del saggio ginnico-culturale, alternando esercizi ginnici di gruppo a recitazione di brani di prosa e di poesia o dibattiti su argomenti di carattere scientifico tra i giovani. Diede vita ad una banda musicale che da allora e per lunghi anni, tenne concerti in piazza e partecipò alle pubbliche manifestazioni sia religiose che patriottiche, molto frequenti in quegli anni.

Occorre dire che la società mestrina accolse subito con favore l'opera svolta dall'Istituto Berna e la favorì con aiuti economici e consigli e con la propria simpatia. Ricordiamo i principali benefattori di quei primi anni: l'Ing. Pietro Fontanin che progettò e diresse gratuitamente le varie opere edilizie dell'Istituto, il Dott. Domenico Girotto che prestò gratuitamente la sua opera per curare la salute dei fanciulli accolti, il Dott. Beniamino Graziati, farmacista, che per anni fornì gratis le medicine, il Prof. Marzaro, dirigente del Consorzio per l'Istruzione Tecnica, che aiutò con i propri consigli e il sostegno presso gli uffici scolastici l'evoluzione delle attività scolastiche e formative dell'Istituto, il Comm. Pietro Bobbo, la signorina Rallo e tanti altri che aiutarono con le loro offerte l'adeguamento e l'ammodernamento degli arredi e delle strutture dell'internato.

Terminati i tempi eroici degli inizi, trovato il giusto spazio nella struttura della società locale, l'Istituto visse uno dei periodi migliori della propria vita. Autore della crescita, che portò le scuole ad avere oltre seicento alunni esterni e una ottantina di interni, fu il professor don Attilio Piccardo, subentrato nel 1930 quale direttore dell'Istituto. Capace organizzatore, ma anche sensibile educatore riuscì a costituire una comunità veramente formativa delle anime, delle menti e delle capacità personali dei ragazzi, aiutato in questo dalla società mestrina del tempo.

Don Attilio migliorò la dotazione dei laboratori e riuscì ad ottenere dalle due anziane e generose signorine Segafredo di Rosà (Vi) una casa in Gallio, sull'altopiano di Asiago, quale Colonia per le vacanze degli alunni interni. Rimangono vivi nella mente degli ex allievi di quel tempo i ricordi delle passeggiate nei boschi o, per i più grandi, delle escursioni sui luoghi della guerra 15/18 che culminavano alla fine del periodo estivo nella tradizionale gita sul monte Grappa, della durata di tre giorni. Tanta aria buona, tanto appetito e tanta salute per i ragazzi.

Don Piccardo, sollecitato ed aiutato dalle autorità scolastiche locali, affiancò ai corsi di formazione al lavoro, iniziati da don Bariani, la Scuola di Avviamento Professionale a tipo industriale, ottenendone nel 1939 la legalizzazione e consentendone la frequenza anche ad alunni esterni. 

Nel 1941 aggiunse anche la Scuola Tecnica Industriale, di durata biennale, legalizzata nel 1943. Durante la seconda guerra mondiale, per salvare le macchine delle officine dalla requisizione da parte dei tedeschi, don Attilio trasferì le officine a Campocroce di Mirano ed organizzò l'orario in maniera tale che i ragazzi, muniti di biciclette, fossero in grado di raggiungere la sede distaccata ed effettuare ugualmente le necessarie esercitazioni, consentendo così il corretto svolgimento dell'anno scolastico. Superato senza troppi danni il periodo della seconda guerra mondiale, don Attilio, prevedendo lo sviluppo della città e dell'Istituto, acquistò un esteso appezzamento di terreno in via Bissuola per costruirvi una nuova sede per le scuole.Intanto la crescita del numero degli allievi, soprattutto esterni, aveva reso insufficienti gli ambienti ricavati nella sede di via Manin. Trascorsero però una decina d'anni prima che nel 1956, superate le difficoltà del dopoguerra, si desse inizio alla costruzione in via Bissuola di un fabbricato scolastico dotato di vasti laboratori e numerose aule. Il 15 marzo del 1958 l'edificio venne inaugurato dal Card. Angelo Roncalli, allora Patriarca di Venezia. L'internato rimase in via Manin, le scuole e i corsi si trasferirono nel nuovo edificio.

Tornato nel 1958 alla direzione, don Enrico Bariani, nel 1962, fece progettare la costruzione diun nuovo Convitto per ospitare studenti che, sia che frequentassero le scuole del Berna, sia che fossero iscritti ad altre scuole, dovevano stare lontani da casa.

Nel 1959 Il Ministero della Pubblica Istruzione assegnò al nostro Istituto la Medaglia d'oro dei Benemeriti della Cultura, dell'Arte e della Scuola. A consegnarla fu il Provveditore agli Studi Prof. Muccini, alla presenza del Card. Urbani, di Autorità religiose e civili e di tutti gli allievi con i loro genitori.

Il piano regolatore di Mestre predisposto dal Comune nei primi anni ‘60 aveva previsto una nuova via (via Einaudi) che tagliava a metà la sede di via Manin. Fu giocoforza cedere la proprietà, anche per sopperire alle spese di costruzione del Convitto adiacente alle Scuole Berna. Il nuovo fabbricato, venne completato nel 1965 e fu inaugurato dal Patriarca Card. Giovanni Urbani.

Negli stessi anni la riforma scolastica prevista dalla Legge 1859 del 31/12/1062 trasformò le diverse Scuole di Avviamento in Scuole Medie unificate e le Scuole Tecniche in Istituti Tecnici. Anche il Berna, conseguentemente, modificò la sua offerta formativa. Mentre la Scuola Media non richiese forti investimenti e quindi non ebbe particolari problemi, la Scuola Tecnica, trasformata in Istituto Tecnico Industriale per Metalmeccanici, obbligò l'Opera don Orione ad effettuare forti investimenti per l'istituzione o il potenziamento con adeguate attrezzature dei laboratori dedicati alla qualifica prescelta (metalmeccanica). Venne predisposto un reparto per la fusione dei metalli e delle leghe; venne potenziato il reparto macchine utensili con macchine ad elettroerosione per la lavorazione delle parti dei congegni ottenuti con le fusioni. In particolare, oltre ai laboratori tecnici per le prove distruttive e non distruttive dei metalli, venne predisposta una struttura adeguatamente protetta per effettuare radiografie delle fusioni e delle saldature effettuate durante le esercitazioni, allora unico laboratorio in Venezia e nelle vicine province.

Dal 1974 l'Istituto Tecnico Industriale nonostante gli ottimi risultati conseguiti dovette essere gradualmente chiuso per l'elevato costo di gestione, solo in minima parte coperto dalle rette versate dagli allievi frequentanti. Per conservare al Berna la caratteristica di servizio alla gioventù meno fortunata, offrendo la possibilità di inserirsi nella società con un lavoro onesto e una solida preparazione, gli spazi rimasti disponibili furono occupati dall'incremento dei corsi del Centro di Formazione Professionale che svolge a tutt'oggi un'ampia e articolata attività, adeguandosi alle esigenze dei richiedenti.

Nel 1976 essendo venuta meno la necessità di accoglienza di ragazzi orfani o privi di famiglia, il Convitto cessò la sua funzione. Con opportune modifiche, una parte dell'edificio venne modificata trasformando gli ambienti in aule e laboratori per la Scuola Media. Un ulteriore spazio venne attrezato per ospitare un piccolo Pensionato Studentesco, altri ambienti vennero destinati ad attività varie (convegni, incontri, conferenze...).

Nel 1981 venne iniziato un Corso Biennale di Specializzazione per Insegnanti di sostegno ad alunni handicappati, autorizzato dal Ministero della P.I. Tale Corso venne rinnovato per otto volte e si chiuse definitivamente nel 1991. Grazie alla serietà dell'insegnamento fornito da docenti di livello universitario ed alla qualità della direzione affidata al prof. Alessandro Salvini dell'Università di Padova, oltre ottocento insegnanti ottennero la richiesta specializzazione, mentre gli ispettori ministeriali si sono sempre congratulati per la qualità del servizio e la bontà della formazione fornita ai frequentanti.

La vita dell'Istituto continua e poichè per crescere e migliorare il proprio servizio ha bisogno anche di utilizzare idonee strutture, nel 1996 venne costruita di fronte all'edificio scolastico una grande palestra, inaugurata con la benedizione del Patriarca Card. Marco Cè. La struttura ampia e modulabile è stata completata dalla creazione all'aperto di spazi attrezzati per attività sportive quali calcio, tennis, basket, pallavolo... Tutte queste strutture sono a disposizione degli alunni frequentanti ed anche di gruppi sportivi esterni.



LA STORIA DEI BENEFATTORI PIETRO E MARIA BERNA

Il Dott. .Pietro Berna, nacque in Mestre nel 1840 da famiglia benestante e crebbe in un clima diserietà ed impegno nello studio e nel lavoro. Si laureò in farmacia e fu per lunghi anni titolare della farmacia sita in Piazza Ferretto, di fronte al Duomo di Mestre. In età matura si occupò della cosa pubblica: venne eletto per due volte (dal 1894 al 1899 e dal 1909 al 1911) sindaco di Mestre, allora comune autonomo; fu per quindici anni membro del Consiglio Provinciale per l'Assistenza Pubblica, per nove anni componente della Deputazione Provinciale di cui fu anche presidente per un biennio. Fece parte anche del Consiglio Scolastico Provinciale, della Cattedra ambulante di agricoltura, della Giunta di vigilanza degli Istituti Tecnico e Nautico e di altri enti di pubblica utilità. Morì nel 1919.  

Il Presidente del Consiglio Provinciale conte Filippo Grimani, nella commemorazione tenuta il 10 luglio 1919, lo dichiarò "cittadino eminente, uomo di larghe vedute, che non restrinse la sua attività ai problemi dell'oggi, ma guardò all'avvenire e fu amante di ogni progresso. Dotato di grande spirito di servizio, si impegnò nella politica locale ed in particolar modo nella gestione di attività benefiche pubbliche.

La sorella signorina Maria, libera da impegni familiari, si dedicò con assiduo impegno e generosità alle opere assistenziali e caritative. Allo scoppio della prima guerra mondiale, con grande entusiasmo si arruolò nella Croce Rossa Italiana dove svolse un lavoro intenso a favore dei soldati feriti o ammalati che rientravano dal fronte. Morì nel 1924, dopo aver visto avviata l'opera voluta assieme al fratello Pietro.

I fratelli Berna meritano di essere ricordati anche perché con concorde decisione nel 1906 donarono alla loro città il terreno su cui venne costruito l'Ospedale Civile Umberto I°, inaugurato nel 1912 dalla Regina Elena. A loro spese fecero erigere la cappella che sorge all'interno dell'area ospedaliera, come ricorda la lapide posta sul frontale della stessa. Dispiace che il Comune abbia dedicato al comm. Pietro Berna solo una strada piccola nascosta e periferica, dove il quartiere di Carpenedo confina con la campagna.

Arrivati in tarda età, non avendo familiari cui lasciare le loro proprietà, il comm. Pietro Berna comunicò per testamento alla sorella il desiderio di destinare i beni di famiglia alla fondazione di un Istituto che accogliesse ragazzi orfani o figli di famiglie disagiate, sull'esempio del comm. Groggia, che aveva fondato per le fanciulle l'Istituto San Gioachino. Scopo dell'attività doveva essere l'assistenza materiale e la formazione religiosa, morale, civile e professionale dei giovani ospiti.

Rimasta sola, Maria Berna cercò di iniziare l'attività assistenziale adattando alcuni ambienti della villa di famiglia in via Daniele Manin; quindi accolse in casa tre fratelli orfani di ambedue i genitori, cui ben presto fecero compagnia altri fanciulli poveri o abbandonati.

L'età ormai avanzata, la necessità di provvedere a tutti i bisogni (dal vitto, alla pulizia, alla scuola, all'educazione e così via) fecero comprendere alla matura signorina quanto fosse difficile continuare ed ampliare l'attività. Preoccupata di esaudire il desiderio del fratello, chiese consiglio al Padre Leonardo Davi, cappuccino. Questi suggerì di rivolgersi al sacerdote Luigi Orione, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza, che egli riteneva persona in grado di farsi carico di un'attività così impegnativa.